Sperimentazione Animale, inevitabile sacrificio!

Ieri pomeriggio (02/01/2014) sono stato contattato da Michela Dell’Amico, giornalista e videomaker di Wired Italia. Michela mi chiedeva di esprimere la mia opinione in merito alla Sperimentazione Animale (SA) e alla brutale reazione della rete al gesto di Caterina Simonsen, alla quale è stato augurato ogni tipo di male.

Chi ha avuto modo di leggere l'intervista, avrà sicuramente compreso il mio punto di vista, ma ci tengo a riformularlo anche sul portale in modo da lasciare una traccia anche su kTesticolo.

La mia intervista su Wired Italia

La mia intervista su Wired Italia

Mi piacerebbe focalizzare l'attenzione su due aspetti fondamentali: il sacrificio delle cavie e la guarigione dei malati. Se ci mettiamo bene in testa questi due elementi riusciamo meglio a comprendere l'origine del problema e la sua semplice conclusione. Faccio una doverosa premessa e puntualizzazione: io non sono un medico o un ricercatore, non conosco il mondo della farmaceutica né tanto meno conosco i processi con cui si certifica un farmaco, sono solo un malato di cancro che ha avuto la sfortuna di dover fare la chemioterapia e che, grazie ad essa, oggi è qui a scrivere queste parole. Quindi non spetta a me dettare legge o esprimere pareri vincolanti su una materia così delicata come la SA.

Detto ciò ritorniamo ai nostri due punti focali: sacrificio e guarigione. L'obbiettivo, secondo me deve essere un preciso e stabile equilibrio tra questi due elementi. Ridurre al minimo il sacrificio delle cavie (in condizioni ottimali annullarlo!) e massimizzare la guarigione dei malati. Se le case farmaceutiche lavorano seguendo questo spirito sono certo che negli anni si riuscirà a sostituire la SA con altre forme valide di sperimentazioni.

Io sono vivo grazie a tutta una serie di fattori, primo tra tutti la terapia alla quale sono stato sottoposto. I farmaci utilizzati in questa terapia sono stati testati sugli animali ed è grazie al loro sacrificio che si è compreso il vero meccanismo con cui si esprimono in un organismo complesso. Senza la SA, forse, io (e con me milioni di individui) saremmo stati già sotterrati nel terreno sacro di un cimitero. Come potrei non benedire quel sacrificio? Come potrei non apprezzare la sofferenza di quelle cavie? Ecco che ai due punti focali già detti se ne aggiunge un terzo: il rispetto per quel sacrificio!

Chi non comprende questo, chi in modo cieco e irrazionale pretende di sapere quale sia la cosa migliore, forse dovrebbe semplicemente fermarsi un attimo, guardarsi intorno e cercare di capire la vera natura del problema. Io non so se la SA sia necessaria, di certo non è sufficiente, so solo che è parte di un processo molto complesso che, in fin dei conti, ha reso possibile questo mio presente e, probabilmente, renderà possibile il mio futuro remoto.

E' come estendere la catena alimentare, è come intendere una universale catena uomo animale: il sacrificio di un essere vivente può saziare la mia fame come può consentire la mia sopravvivenza in altre forme. Sarà anche crudele, ma è grazie a questo meccanismo che l'essere umano si è evoluto. E' grazie al sacrificio di miliardi di esseri viventi che nei millenni siamo riusciti a diventare così evoluti e superiori. Chi si limita a vedere i pochi millimetri di mondo che lo circondano, senza aprire gli occhi e la mente, dimostra che questo infinito sacrificio è stato del tutto inutile.

Ritornando un attimo all'intervista su Wired Italia, dal titolo potrebbe risultare che io sia in disaccordo con Caterina, cosa ovviamente non vera. Io apprezzo tutto quello che fa ma, semplicemente, non lo avrei fatto in quel modo. Se il mio obbiettivo è sensibilizzare lo devo fare in modo costruttivo, non teatrale e brutale. Non devo condizionare l'opinione pubblica mettendole in faccia la mia sofferenza, non sarebbe giusto. Il dibattito deve essere libero da ogni strumentalizzazione. Comunque, per quel che conta, io sto con Caterina!!!